Metodologia dell’ allenamento

Una metodologia in quanto tale è applicabile a qualsiasi tematica della struttura di allenamento, dalla programmazione alla realizzazione fine del gesto tecnico. Un metodo o anche una idea che ti rappresenti e chi sia riconoscibile e riporti a te.

Nel tempo ho sviluppato un modello di organizzazione del microciclo, quando mi ritrovo oggi a programmare e realizzare sedute di allenamento mi rendo conto come tutto sia stato nel tempo legato e mi abbia portato una lenta ma costante crescita di consapevolezza e soprattutto di metodo.

Una metodologia in quanto tale è applicabile a qualsiasi tematica della struttura di allenamento, dalla programmazione alla realizzazione fine del gesto tecnico. Un metodo o anche una idea che ti rappresenti e chi sia riconoscibile e riporti a te.

Negli anni la domanda che mi sono sempre fatto è: ho fatto abbastanza? mi sono risposto sempre di no. Oggi quando riguardo i primi fogli di allenamento che ho realizzato mi faccio tenerezza da solo, però già in quei primi passi, rivedo un po di quello che sono e che anche oggi in parte utilizzo.

Qual’è la risposta alla domanda: quanto deve durare un esercitazione?
E’ una domanda alla quale ogni allenatore deve dare una risposta, ma soprattutto un metodo. Ne parlerò in futuro di questo, oggi invece mi concetrerò nel parlarvi del mio metodo di strutturazione del microciclo di allenamento, prendendola dapprima alla larga, con un zoom down sulla settimana di allenamento:

  • Primo allenamento dopo la partita: lavoro maggior parte sulla tecnica individuale al fine di dimenticare la gara e concentrarsi sugli obiettivi settimanali individuali: tecnici e tattici.
  • Allenamenti in mezzo alla settimana: sui difetti della squadra, così da sfruttare un monte ore interessante sul migliorare quello che non sappiamo fare bene.
  • Ultimo allenamento prima della partita: lavoro sui pregi della squadra e su tattiche specifiche per affrontare l’avversario del prossimo turno gara.

Analisi della fase tecnica.

Ho creato nel mio metodo tre contenitori che modulo a seconda della categoria, del periodo e delle necessità dell’argomento tecnico affrontato. Sono partito, come tutti, con il concetto di analitico, sintentico, globale; fino a che ho trovato questo sistema limitante rispetto alla complessità, alla variabilità ed agli adattamenti necessari di uno gesto tecnico. Di ritorno dal corso di secondo grado ho scoperto, grazie a Prof. Maranesi, che sbagliavo il mio approccio troppo superficiale, troppo basato sulla tecnica ma non contestualiazzata ad un aspetto fondamentale: il tempo di gioco.

Da quel momento in avanti ho dunque suddiviso l’insegnamento della tecnica in tre fasi

  • Esplora: studio della tecnica, quando è sconosciuta, analisi fine del gesto tecnico, ma soprattutto del movimento, costruzioni degli strumenti motori necessari all’esecuzione del gesto tecnico. “Esplora quello che non sai”.
  • Ottimizza: inserimento della tecnica nelle transizioni di gioco, con lo scopo di legare l’apprendimento ai tempi di gioco. “Ottimizza il movimento, cosa fai prima e dopo“.
  • Sfida: uso della tecnica nel sistema di gioco. “Sfida l’avversario con ciò che hai imparato”.

Costruzione del gioco

Durante il corso di terzo grado ho invece avuto modo di seguire una lezione di coach Mazzanti sulla sua metodologia. Ormai molti allenatori padroneggiano il suo sistema di gioco, e la sua terminologia, è inevitabile che sia così.

Coach Mazzanti ha suddiviso anch’egli il suo sistema in tre fasi, utilizzando parole chiavi geniali che ho fatto mie: Crea l’opportunità di fare punto, Limita le opportunita di fare punto, Sfrutta le opportunità di fare punto. Un grande comunicatore il nostro attuale selezionatore.
Mazzanti ha diviso cosi lo studio dei fondamentali e i sistemi in questi tre macro contenitori, quindi ad esempio la battuta sarà un fondamentale con il quale limito le opportunità di fare punto, l’alzata di contrattacco dei non alzatori sara il modo della squadre di creare l’opportunità di fare punto; e così via.

Nel mio piccolo ero già arrivato ad concetto simile, che però si differenzia nell’interpretazione, io ho visto in ogni situazione di gioco queste tre parole: creo la situazione per fare punto, sfrutto una situazione per fare punto, limito la situazione favorevole dell’avversario per creare la mia occasione di fare punto.

Per capirci, mettiamoci dentro la classica situazione di ricezione-punto, l’avversario sta per servire e… white sheet. Potrebbe arrivare una battuta semplice, quindi la mia squadra dovrà essere brava a sfruttare l’occasione per fare punto; oppure una battuta insidiosa, dovremo quindi limitare questo servizio ed adattarci ad una costruzione del gioco più difficile.
Quindi la stessa situazione può essere sia sfruttata che limitata; lo scoglio da superare è quello di riuscire con le giuste richieste tecniche e tattiche di riprodurre durante l’allenamento questa diversità.

Un altro esempio che può aiutare a capire il senso di questo metodo, è mettersi nel più classico 6vs6 con inzio da palla freeball:

  • La squadra che ottiene il pallone freeball sarà in una situazione di sfrutta, mentre l’avversaria si troverà in una situaizone di limita.
  • Se invece chiederò alla squadra che riceve la palla (A) di mandare nel campo avversario (B) una freeball, cercando di mettere in difficoltà la ricostruzione avversaria, avremo il team A che crea situazioni favorevoli e il team B che cerca di limitarle.

Da questa divisione quindi potrò scegliere di allenare il crea, lo sfrutta oppure il limità di ogni specifica situazione che ritengo importante in relazione alla crescita tecnico/tattica del team, potendola ribaltare in ogni momento, sviscerandola come un elemento di una programmazione anche bi-settimanale o più.

Non resta altro da fare che stilare un’elenco delle situazioni che mi interessano e insirirle nella programmazione come un piccolo tassello di un grande puzzle: il gioco della pallavolo. Più pezzi farò creare, sfruttare e limitare, più il mio team sarà in grado di rispondere correttamente alle più svariate situazioni di gioco.

L’immagine che segue rappresenta la prima settimana di allenamento di un team under 18. In questo caso mi sono posto come obiettivo lo sviluppo della transizione utilizzando i quattro punti rete.

Gia ad occhio si nota la preponderanza di rosso e rosa che rappresentano prevenzione e forza, tanto azzurro che rappresenta la tecnica individuale calata nel rapporto 1:1 con la palla e nelle situazioni di gioco. Il verde ovvero sfrutta, quindi situazioni semplici da analizzare, poichè semplici è un’altro modo di dire veloci e facilmente riproducibili, quindi ideali in una fase inzianale di stagione dove c’è bisogno di condizionare il fisico anche attraverso la tecnica.

Poco limita, perchè non ci sono le condizioni fisiche necessarie ed esagerare potrebbe portare ad infortuni. Globale dal primo giorno, “il gioco insegna il gioco”.

Crea le situazioni per fare punto.

Si riferisce alla capacità di creare situazioni per fare punto.

In questo contenitore analizzo e sviluppo le capacità di ogni singola giocatrice di utilizzare la propria tecnica al fine di creare occasioni di fare punto. Utilizzo per lo più il sistema analitico oppure analitico-sintetico, ovvero analisi di porzioni del gioco in situazione di massima sintesi. Si rifà alla classificazione dell’analisi tecnica: esplora, ottimizza e sfida del quale ho parlato prima.

Sfrutta le situazioni semplici per fare punto.

Si riferisce alla capacità di sfruttare le situazioni che le squadre avversarie ci danno per fare punto.

Non sempre gli avversari sono in grado di riproporsi con efficacia, e in questa fase dell’ allenamento sviluppiamo attraverso il gioco di sintesi o globale, la nostra capacità di rispondere con efficienza a situazioni come ad esempio: freeball, servizi non particolarmente ficcanti, ricostruzioni da palle esclamative dell’avversario.

Limita le situazioni favorevoli all’avversario.

Si riferisce alla nostra capacita di limitare le situazioni favorevoli all’avversario di fare punto.

In questa fase dell’allenamento, analizziamo con il metodo maggiormente globale la nostra capacità di limitare le opportunità che le squadre avversarie hanno di fare punto; per loro capacità o per nostro difetto (servizio poco incisivo, ricostruzione del gioco inefficiente, ecc.).  E’ una fase molto importante nella quale, attraverso giochi a punteggio speciale, esploro il grado di apprendimento dei compiti tattici e i livelli di miglioramento della tecnica individuale.

Chiusura del cerchio.

Ora tornando al primo argomento trattatto nell’articolo, il primo allenamento dopo la partita conterrà dunque gran parte di crea e quindi di esplorazione e ottimizzazione della tecnica individuale attraverso la sfida con se stessi e gli avversari.

Negli allenamenti centrali della settimana ci concetreremo sulla verifica che le nostre capacità tecniche e le nostre scelte tattiche sia in grado di limitare le situazioni favorevoli al nostro avversario.

Prima di una partita non rimane che richiamare ciò che sappiamo far bene, e deve essere necessariamente: sfruttare le situazioni semplici per fare punto, caricando così le energie psicologiche per affrontare la gara.

“La tecnica individuale è lo strumento attraverso il quale rendiamo efficienti le nostre scelte tattiche”.

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